«I protocolli per prescrivere esami? Con le previsioni dell’intesa stato regioni si rischia che il fascicolo sanitario, oltre ad essere sbagliato com’è ora, sia del tutto inutile perché sempre meno ricco di informazioni». Il segretario generale della Società Italiana di Telemedicina e sanità elettronica, Giancarmine Russo commenta la volontà delle regioni di sanzionare in busta paga i medici convenzionati e ospedalieri che prescrivono esami fuori dalle linee guida che la conferenza stato regioni emanerà entro 30 giorni dall’entrata in vigore del l’accordo. «I dati del fascicolo sanitario elettronico (Fse) sono principalmente inseriti dalle strutture pubbliche – dice Russo – anche se il privato e lo stesso cittadino a volte mostrano attenzione per l’inserimento dei dati nei database sanitari. In ogni caso la cosa ci deve preoccupare in misura limitata; dell’inutilità del fascicolo si sono accorti per primi gli stessi italiani: su 4,5 milioni di residenti in Emilia-Romagna ci sono 125 mila fascicoli aperti. Come abbiamo sottolineato l’anno scorso con una monografia scritta insieme al Lavse del Cnr e curata da Fabrizio Ricci , il Fse oggi è un’assai poco utile collezione di documenti elettronici in pdf con scarso significato clinico per la valutazione del paziente, tanto che abbiamo proposto alle istituzioni un fascicolo di seconda generazione».

Per giugno, sulla carta, le regioni dovrebbero realizzare i canali informativi per la trasmissione di dati da medici e strutture al Fse, che è dichiarato livello essenziale di assistenza: la regione che tardasse a realizzarlo avrebbe un 3% in meno nel riparto del Fondo sanitario 2016.

Russo torna sulle limitazioni imposte ai medici dalla bozza in conferenza stato-regioni, alle quali il ministro della Salute ha affermato si opporrà: «Sono inaccettabili. Si limita la libertà di cura con controlli a posteriori mentre sul territorio e in medicina generale le scelte si fanno a priori, su malattie iniziali e poco tipiche, sintomi vaghi e confusi, e solo dopo si può dire che una Tac o una Rmn non erano necessarie. Ma in base a quali criteri? Concetti come linee guida, standard e protocolli sono arretrati culturalmente: partono da statistiche su grandi studi di popolazione, medicina di massa, ma nella sua relazione congressuale il presidente Sit uscente Gianfranco Gensini ha sottolineato come in futuro il risparmio dei servizi sanitari sarà possibile individuando prima chi ha bisogno di un certo esame e di una certa terapia “ad personam”».

Sit ha auspicato anche un rinnovamento dell’AgID al recente congresso in cui è stato eletto presidente onorario il fisico Sergio Bertolucci, direttore della ricerca e Scientific computing del Cern di Ginevra (i vertici saranno definiti il 30/5 a Firenze ma il direttivo è pronto, www.medicinatelematica.it/1/organi_collegiali_700021.html). «L’Agenzia per l’Italia digitale ha cambiato 16  governance in 10 anni con una durata media di 7 mesi . Se l’organo chiamato a guidare l’informatizzazione del paese e non solo in sanità ha questo respiro temporale e continui cambi d’indirizzo, c’è il rischio concreto di creare danni irreparabili», sottolinea Russo. «Con la mancata  digitalizzazione il paese perde soldi, competitività e capacità d’innovazione. Occorre un deciso cambio di rotta a quello che si configura sempre più come un vero scandalo nazionale! ».